«Fermatevi nelle strade e guardate, informatevi circa i sentieri antichi, dove sta la strada buona e prendetela, così troverete pace per le anime vostre». Geremia 6,16
Pietro Saltarelli… il VECCHIO FARISEO COMMENTA…. “In illo tempore: dixit Iesus…”
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Dal Vangelo secondo LUCA 11,1-4
+ Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione». Parola del Signore
Mediti…AMO
Nel vangelo di ieri abbiamo visto Maria seduta ai piedi di Gesù, tutta protesa all’ascolto della SUA PAROLA.
Oggi vediamo che, chi ascolta LA PAROLA DI DIO, dovrà dare una risposta nella preghiera.
Così, il vangelo di oggi dà continuità al vangelo di ieri riportando il passaggio in cui Gesù, con il suo modo di pregare, suscita nei discepoli la voglia di pregare, di imparare da lui a pregare.
Tanto che essi gli rivolgono questa richiesta “….Signore, insegnaci a pregare!“.
Una richiesta che mostra in se’ una esigenza non procrastinabile.
Cerchiamo dunque di capire un po’ meglio quanto grande è il nostro bisogno di imparare a pregare.
Gli apostoli sono rimasti colpiti dalla qualità della preghiera del Maestro.
Ovviamente anche loro pregano, come del resto faceva ogni pio israelita.
Pregano al mattino, con le benedizioni e lo Shemà Isra’El, pregano il giorno di sabato, ascoltando la lettura e il commento della Torah.
Lo stesso fa Gesù.
Ma ciò che a loro, e a noi manca, è quell’altro spazio inatteso, innovativo, che Gesù ci mostra, quando si ritira in disparte, anche di notte.
Quei lunghi tempi che dedica al silenzio.
E quella preghiera che punteggia ogni momento della sua giornata, che sembra interpretare ogni evento, che è lode, ringraziamento, supplica, intercessione.
Gesù, nel Vangelo di Luca, ci sommerge di insegnamenti, con la sua fedeltà alla preghiera:
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A dodici anni di età, va al Tempio, nella Casa del Padre (Lc 2,46-50).
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Quando è battezzato ed assume la missione, prega (Lc 3,21).
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Quando inizia la missione, trascorre quaranta giorni nel deserto (Lc 4,1-2).
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Nell’ora della tentazione, affronta il diavolo con i testi della Scrittura (Lc 4,3-12).
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Il sabato Gesù partecipa alle celebrazioni nelle sinagoghe (Lc 4,16).
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Cerca la solitudine del deserto per pregare ( Lc 5,16; 9,18).
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La vigilia della scelta dei dodici Apostoli, trascorre la notte in preghiera (Lc 6,12).
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Prega prima dei pasti (Lc 9,16; 24,30).
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Prima di esporre la realtà e di parlare della sua passione, prega (Lc 9,18).
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Nella crisi, sale sul monte per pregare ed è trasfigurato mentre prega (Lc 9,28).
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Quando il Vangelo è rivelato ai piccoli, dice: “Padre io ti rendo grazie!” (Lc 10,21)
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Pregando, risveglia negli apostoli la volontà di pregare (Lc 11,1).
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Prega per Pietro perché la sua fede non venga meno (Lc 22,32).
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Celebra la Cena Pasquale con i suoi discepoli (Lc 22,7-14).
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Nell’Orto degli Ulivi, prega, mentre suda sangue (Lc 22,41-42).
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Nell’angoscia chiede agli amici di pregare con lui (Lc 22,40.46).
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Nell’ora di essere inchiodato alla croce, chiede perdono per i briganti (Lc 23,34).
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Nell’ora della morte, dice: “Nelle tue mani, consegno il mio spirito!” (Lc 23,46; Sal 31,6)
Gesù muore lanciando il grido del povero (Lc 23,46).
È un modo nuovo e inatteso di concepire la preghiera, non più solo comunitario e sociale, né tanto meno un cercare di vedere esaudite le proprie necessità.
E noi, invece, quante volte ci lamentiamo di Dio perché le cose non vanno come a noi sembrerebbe giusto.
Noi vogliamo riuscire in quel che facciamo, vogliamo aver rapporti facili e tranquilli con tutti; vogliamo che il nostro punto di vista prevalga sempre, tanto che avanziamo anche pretese davanti a Dio…
E Dio ci lascia sbagliare, fa splendere il suo sole sui buoni e sui malvagi, pur se le nostre reazioni spontanee sono in contraddizione con la prima domanda del Padre Nostro “...sia santificato il tuo nome“.
Perché NOI invece diciamo “…Padre, fa che si realizzino le MIE idee, si compiano i MIEI desideri, TRIONFI IL MIO MODO DI VEDERE...”.
Anche se, guarda caso, le nostre idee, i nostri desideri, le nostre prospettive sono sempre diverse da quelle di Dio.
Fratelli e Sorelle, NOI SAPPIAMO CHE L’UOMO -PIÙ O MENO BENE- PREGA, PERCHÉ SA, NEL SUO CUORE, CHE HA BISOGNO DI DIO.
Però, spesso, le nostre preghiere non sono come dovrebbero essere. Come ogni altra cosa, abbiamo bisogno di crescere nel capire come pregare.
Ecco allora, Fratelli e Sorelle, che abbiamo bisogno CHE IL SIGNORE CI INSEGNI A PREGARE.
Perchè IO PER PRIMO, ma anche noi, non sappiamo pregare.
Certamente siamo affascinati dalla preghiera, perché in essa abbiamo intravvisto quella finestra sul mondo interiore che può cambiare la qualità della nostra vita.
E sempre rimaniamo affascinati da chi, come i monaci, vive la preghiera come dimensione quotidiana e continua.
Siamo affascinati da chi ci indica un mondo altro ed alto di pregare.
Ma noi non sappiamo fare altro che BALBETTARE qualche richiesta, bussare a volte anche sfrontatamente, alla porta del cuore del Signore, anche se siamo poco convinti di ciò che chiediamo, perchè riduciamo la nostra preghiera ad una richiesta.
Se guardiamo il Maestro, però, ci accorgiamo che la preghiera, è “in primis” intimo dialogo con Dio, ma poi è anche ringraziamento, lode, intercessione, richiesta di perdono…
E se lo facciamo, ci accorgiamo di quanto sia piccina la nostra preghiera, senza orizzonti, senza respiro, ma soprattutto SENZA FEDE.
INVECE QUELLA CHE GESÙ CI INSEGNA È UNA PREGHIERA SEMPLICE, SENZA TROPPE PAROLE, MA PIENA DI FIDUCIA IN DIO – INVOCATO COME PADRE – NEL SUO NOME SANTO, NEL SUO REGNO CHE VIENE.
La preghiera è un segreto che solo il Signore può insegnare.
A ben vedere i discepoli non si sono limitati a chiedere una formula orante, ma manifestano il desiderio di entrare NEL MISTERO DELLA PREGHIERA.
E QUESTO DESIDERIO GENERA E SOSTIENE LA FEDE.
Non si tratta semplicemente di ripetere alcune preghiere, MA DI VIVERE, PERENNEMENTE, CON LO SGUARDO RIVOLTO A DIO.
Gesù accoglie la richiesta e insegna il PATER, invitando i discepoli A PREGARE CON LA COSCIENZA DI SENTIRSI E DI ESSERE FIGLI ETERNAMENTE AMATI.
Il Padre nostro descrive la cornice ideale nella quale vivere tutta l’esperienza di preghiera.
Per questo TERTULLIANO, UN AUTORE DEI PRIMI SECOLI, vede in queste parole la “sintesi di tutto il Vangelo” (La preghiera, 1)
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo:
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“Da una parte, con le parole di questa preghiera, il Figlio Unigenito ci dà le parole che il Padre ha dato a lui: è il Maestro della nostra preghiera.
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Dall’altra, Verbo incarnato, egli conosce nel suo cuore di uomo i bisogni dei suoi fratelli e delle sue sorelle di umanità, e ce li manifesta: è il Modello della nostra preghiera” (n.2765).
Ha detto PAPA FRANCESCO, nell’Angelus di Domenica, 24 luglio 2016:
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“Il Vangelo di questa domenica si apre con la scena di Gesù che prega da solo, in disparte; quando finisce, i discepoli gli chiedono: «Signore, insegnaci a pregare» ed Egli risponde: «Quando pregate, dite: “Padre…”» .Questa parola è il “segreto” della preghiera di Gesù, è la chiave che Lui stesso ci dà perché possiamo entrare anche noi in quel rapporto di dialogo confidenziale con il Padre che ha accompagnato e sostenuto tutta la sua vita”.
Ragioniamoci sopra…Pace e Bene!
Il Signore IDDIO ti Benedica
Prega il Signore per me, Fratello che Leggi…
…e ti prego di condividere, se ciò che hai letto è stato di tuo gradimento!
Sia Lodato Gesù, il Cristo!